A Spetses in Grecia… il tempo

A Spetses

A Spetses, isola greca nell’Egeo, il tempo lo cadenza lei, l’isola. Sonnecchia finché carrozzelle, motorini, i pochi taxi, non la animano. La prima volta: non la conoscevo e quindi l’ho esplorata, quando solo dopo alcuni giorni (tre di preciso) mi sono sentita accettata. Come se il messaggio fosse arrivato una mattina al risveglio: sei benvenuta! mi sono sentita dire. Cosi con maggiore sicurezza ho deciso di conoscerla attraverso le sue spiagge.  Ho percorso i 27 km tutto intorno passando attraverso foreste di pini  sulla destra, mentre sulla sinistra mi accompagnava il mare blu zaffiro.  Pini sulla sabbia, mai visti prima, è uno dei paradossi che incontri a Parasakavi,  incastrata tra due basse scogliere. Poi i profumi, gelsomini, rosmarino, siepi odorose, ventate odorose di limoni e fichi, basilico, quello piccolo. Mi colpiscono e mi attraversano quando l’aria e il sole sono più veloci della mia moto a quattro ruote, blu anche lei. Con i calamari fritti e l’insalata greca, senza formaggio, solo per non eccedere, mi sto godendo la vista del mare,  proprio sul porto a un metro dal piccolo mercato del pesce. Sono le 15,  lo scopro dopo, non me ne sono accorta, ho fame e mi sono seduta al ristorante. Qui il tempo prende un ritmo suo, le spiagge si animano all’ora del pranzo nostro convenzionale, e va bene così, perché nessuno si urta o ti dice scusi la cucina è chiusa.  Il mio riferimento per tornare  a casa sulla collina  è un vecchio palo della luce marrone altissimo a cui sono avvoltolati tanti fili della corrente, ed un’aiuola di ulivi sulla mia destra il cui tronco è  dipinto a metà di bianco. i primi due giorni li ho trascorsi a perdermi, perché le strade non hanno un nome, né ci sono segnali stradali. Buona metafora…ci vuole del tempo prima di conoscere un luogo. Devi imparare le regole, dovunque tu vada….qualcosa mi risuona. Così in questo modo, tra Aya marina, il vecchio porto, la spiaggia di Anargyry, ho continuato a cercare le mie ispirazioni, perché a questo mi serviva l’isola. E mi chiedo: chissà se io sono servita a lei?

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