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“Tutte le donne del mondo”: donne emozioni e generalizzazioni.

C’è qualcosa di più comune  e banale della generalizzazione?

Esistono donne e donne.

Nell’immaginario collettivo pronunciare il nome donna richiama ad un concetto che per la persona risuona forte, aggressivo, dolce, felice oppure no.

Se si tratta di un bambino, diciamo di 8 anni, forse la sua immaginazione si attiva per cercare nella mente, e lo fa al volo, la figura della madre o della nonna, o magari della maestra stessa. Sarà ben impressionato se quella madre non lo malmena, e la maestra e la nonna sono amorevoli con lui. Il che di questi tempi non è normalità, purtroppo. Per cui la catena si ripropone in termini  spesso di vendetta e paura. Qualcun altro, altra, ne farà le spese. Si chiama aggressività dislocata. Tu mi hai ferito e io me la prendo con chi mi capita a tiro.La comunicazione e ogni giorno, ci sbatte in faccia una realtà drammatica di come i cosiddetti rapporti umani siano “risolti” eliminando fisicamente le “interferenze” o presunte tali.

Cosa diversa poi se pronuncio la parola DONNA   con un uomo la cui moglie lo ha appena lasciato, oppure con una donna che ha appena partorito, oppure se mi trovo in un ambiente tutto maschile ( e dipende chi sono e cosa fanno nella loro vita e che tipo di esperienza hanno avuto e che cosa in questo momento vivono e sentono).

Quindi diciamo che a seconda anche del momento storico  personale, siamo in grado di risvegliare solo con una parola o immagine, un’emozione, che  fa  a sua volta dire al nostro interlocutore (parlo di adulti) tutte le donne del mondo sono: gelose, egoiste, belle, indispensabili, lamentose, traditrici o materne.

Così un bambino cresce con l’idea che il mondo femminile sia attraente e positivo, perché ha avuto un’infanzia felice, è stato accudito e amato dalla madre, e si porterà nella vita di giovane e di uomo la sua bella esperienza positiva e fiduciosa nei confronti delle donne , tutte le donne del mondo…..(ognuna di loro comunque nella realtà  sarà per lui un mondo diverso a sua volta). Convinzione dalla quale (speriamo di no) non si discosterà fino a quando qualcosa di drammatico non gli farà cambiare idea. Cosa che, se non sarà robusto e psicologicamente equilibrato, gli condizionerà la vita, i rapporti e le scelte.

E se le sue esperienze avranno minacciato la sicurezza di quest’uomo, reso insicuro,  se ha molto sofferto,  è stato abbandonato e tradito, allora la sola parola -donna- costituirà un vero pericolo, un grande allarme.

Voglio dire con questo che la responsabilità, sia per gli uomini che per le donne è davvero quella di interagire in modo consapevole fin dall’inizio della propria esistenza in modo da poter diffondere un’ idea e un’ immagine che possa  garantirci, a tutte noi, una popolarità positiva.

Poiché qualsiasi contatto avremo noi donne, (e generalizzo davvero) con un altro essere umano, gli farà raccogliere e conservare un’esperienza gradita,  che lo porterà (esperienza comunque sempre filtrata da lui, essere unico e speciale) ad essere a sua volta un “contagio positivo” nell’ambiente che lo circonda.