Page 1
Standard

Donne Profondamente attraenti

solo scarpe rosse

DONNE profondamente attraenti

Come le donne pensano, sentono, parlano e agiscono.

Il pensiero femminile è sicuramente influenzato dalla cultura, età, e condizione sociale. E dobbiamo comunque generalizzare a meno che io come coach, psicoterapeuta, non vi racconti le storie private di Elena, Annalisa, Roberta o….

Non vi parlerò nemmeno di femminicidi, massacri e violenze, aberrazioni varie di cui anche la TV ci inonda.

Che sono purtroppo per mano maschile e conseguenza gravissima della confusione che sia gli uomini che le donne perpetrano giornalmente senza valutare che il costo della risposta è grave per tutti.

Confusione di ruoli, aggressività coltivata fin da bambini, subita e infine restituita, “dislocata” come si dice (fai pagare ad altri ciò che hai subito), fatta scontare prima o poi.

Era una persona normale….dicono, sembrava tanto innamorato della moglie…., e poi diventa un pazzo scatenato che fa stragi. Come mai? Non crediamoci, non è davvero all’improvviso. Tutto ciò è reazione, conseguenza di abusi subiti, non risolti e consumati da piccoli tra le pareti domestiche, insoddisfazione, incapacità di reagire allo stress, alle fatiche del mondo, alla fame di tutto.

Piuttosto parlo di una donna che nella condizione di vita sociale media italiana, che è quella a cui meglio posso fare riferimento, trova una qualche collocazione come madre, moglie, compagna, lavoratrice,  innamorata a volte  del suo uomo.

Qualcuno dirà se lui la vuole, se non la tradisce, se non l’ha appena abbandonata, se corrisponde, se la rispetta. Diciamo anche che sia viceversa.

Perché la bilancia pesa in uguale misura.

Certo è che infine, ciò che vediamo è un mondo maschile aggressivo e violento, quello che uccide. Che le donne si possano meglio conoscere e difendere, se l’educazione sarà mai intesa e agita in questo senso.

Imparare a farsi rispettare e ad essere culturalmente forti, valorizzarsi, dare valore agli altri, usare un linguaggio davvero femminile…….,educato, appropriato, non  sguaiato, e non violento.

Mamme, insegnanti, che educano e insegnano l’ambizione ad essere, oltre che belle e magre, ben vestite, anche equilibrate, ad avere obiettivi forti, a coltivare valori di vita, a sognare, a diventare donne, coi tacchi a spillo e, attraenti profondamente.

 

 

 

Standard

Violenza, aggressività dislocata, sport.

700

Cosa c’entra la violenza con lo sport.

Cosa c’entra la guerra tra”tifosi” con i cosiddetti svaghi.

Cosa c’entra ammazzarsi per un pallone?

Cosa c’entra la criminalità organizzata col campionato?

Domande ingenue a cui mi piacerebbe che rispondessimo con un coro di: “ne abbiamo abbastanza”.

 

Le ragioni che sottintendono tutto ciò sono da cercare altrove forse…. E non nel piacere di giocare, divertirsi e distrarsi, forse nello scambio di favori, intrallazzi e scommesse, forse nella mera voglia di far scontare a qualcuno quello che si soffre a casa, nei vicoli dei quartieri malfamati, nelle retrovie di un potere che non arriva a farsi conoscere chiaramente, oppure che non conviene far uscire allo scoperto. O nelle squadre di teppisti organizzati che soffrono le regole e il vivere civile.

Luoghi comuni, anche banali, se non partecipi al gioco, al loro, se non condividi una società nascosta che parallela si muove per distruggere quello che le formichine a fatica costruiscono.

M’interrogo su ogni singola emozione che mi suscita la guerriglia di domenica fuori dallo stadio, le intere trasmissioni dedicate all’argomento e sul bisogno oggi di far notare che nessuna donna era presente o coinvolta nei fatti criminosi, se non come testimone o aiutante in campo.

Allora viene facile dire “ma certa aggressività è maschile”?  Perché?

Da dove nasce?

Cosa possiamo fare anche noi donne per bilanciare uno spettacolo così disumano.

Siamo toccati, vero, e tuttavia anche conniventi, oso dire.

Sopportare biecamente è una partecipazione aggressiva, silenziosa.

Mi permetto allora di proporre con forza: parliamone, educhiamo i figli alla non violenza, al non bullismo, alla non passività, e invece: all’assertività, alla manifestazione onesta delle proprie opinioni, sentimenti, alla PACE e alla tolleranza, secondo un modo di pensare, agire, e partecipare alla vita sociale che faccia da contrappeso, sensibile e sostenibile a questo degrado che ci circonda.

 

 

Standard

Pasqua e Rinascita: Uovo di cioccolato e altro.

pasquaA cosa ti fa pensare la Santa Pasqua? Gioia, allegria, riti sacri, la Passione. La sofferenza,  anche, la Via Crucis. Come quando in certi momenti della vita ti senti proprio un Cristo in croce….. sofferenza che deriva da momenti di disagio profondo, di  buio, momenti che faticano a scomparire, e poi seguiti inevitabilmente dalla Luce.

L’uovo: simbolo pagano, esoterico, di nascita e rinnovamento.

Il guscio si rompe per dare origine ad un altro essere, l’uovo nel corpo della donna che genera dopo la fecondazione, e l’utero, un altro grande uovo che contiene il feto; quando le acque si “rompono” ecco la nuova vita.

La Resurrezione Cristiana che sia anche Resurrezione umana dunque di chi  vuole chiudere un ciclo e ne vuole aprire uno nuovo. Tutto ciò solo dopo aver compreso sulla pelle che è solo toccando il fondo  che si desidera fortemente  la risalita.

Che siano dunque per questa Pasqua le uova di cioccolato, le più dolci e gustose del mondo, e con la speciale sorpresa che TU sogni.

Un caro specialissimo augurio di Buona Pasqua a tutti voi.

 

Standard

“Tutte le donne del mondo”: donne emozioni e generalizzazioni.

C’è qualcosa di più comune  e banale della generalizzazione?

Esistono donne e donne.

Nell’immaginario collettivo pronunciare il nome donna richiama ad un concetto che per la persona risuona forte, aggressivo, dolce, felice oppure no.

Se si tratta di un bambino, diciamo di 8 anni, forse la sua immaginazione si attiva per cercare nella mente, e lo fa al volo, la figura della madre o della nonna, o magari della maestra stessa. Sarà ben impressionato se quella madre non lo malmena, e la maestra e la nonna sono amorevoli con lui. Il che di questi tempi non è normalità, purtroppo. Per cui la catena si ripropone in termini  spesso di vendetta e paura. Qualcun altro, altra, ne farà le spese. Si chiama aggressività dislocata. Tu mi hai ferito e io me la prendo con chi mi capita a tiro.La comunicazione e ogni giorno, ci sbatte in faccia una realtà drammatica di come i cosiddetti rapporti umani siano “risolti” eliminando fisicamente le “interferenze” o presunte tali.

Cosa diversa poi se pronuncio la parola DONNA   con un uomo la cui moglie lo ha appena lasciato, oppure con una donna che ha appena partorito, oppure se mi trovo in un ambiente tutto maschile ( e dipende chi sono e cosa fanno nella loro vita e che tipo di esperienza hanno avuto e che cosa in questo momento vivono e sentono).

Quindi diciamo che a seconda anche del momento storico  personale, siamo in grado di risvegliare solo con una parola o immagine, un’emozione, che  fa  a sua volta dire al nostro interlocutore (parlo di adulti) tutte le donne del mondo sono: gelose, egoiste, belle, indispensabili, lamentose, traditrici o materne.

Così un bambino cresce con l’idea che il mondo femminile sia attraente e positivo, perché ha avuto un’infanzia felice, è stato accudito e amato dalla madre, e si porterà nella vita di giovane e di uomo la sua bella esperienza positiva e fiduciosa nei confronti delle donne , tutte le donne del mondo…..(ognuna di loro comunque nella realtà  sarà per lui un mondo diverso a sua volta). Convinzione dalla quale (speriamo di no) non si discosterà fino a quando qualcosa di drammatico non gli farà cambiare idea. Cosa che, se non sarà robusto e psicologicamente equilibrato, gli condizionerà la vita, i rapporti e le scelte.

E se le sue esperienze avranno minacciato la sicurezza di quest’uomo, reso insicuro,  se ha molto sofferto,  è stato abbandonato e tradito, allora la sola parola -donna- costituirà un vero pericolo, un grande allarme.

Voglio dire con questo che la responsabilità, sia per gli uomini che per le donne è davvero quella di interagire in modo consapevole fin dall’inizio della propria esistenza in modo da poter diffondere un’ idea e un’ immagine che possa  garantirci, a tutte noi, una popolarità positiva.

Poiché qualsiasi contatto avremo noi donne, (e generalizzo davvero) con un altro essere umano, gli farà raccogliere e conservare un’esperienza gradita,  che lo porterà (esperienza comunque sempre filtrata da lui, essere unico e speciale) ad essere a sua volta un “contagio positivo” nell’ambiente che lo circonda.