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Violenza, aggressività dislocata, sport.

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Cosa c’entra la violenza con lo sport.

Cosa c’entra la guerra tra”tifosi” con i cosiddetti svaghi.

Cosa c’entra ammazzarsi per un pallone?

Cosa c’entra la criminalità organizzata col campionato?

Domande ingenue a cui mi piacerebbe che rispondessimo con un coro di: “ne abbiamo abbastanza”.

 

Le ragioni che sottintendono tutto ciò sono da cercare altrove forse…. E non nel piacere di giocare, divertirsi e distrarsi, forse nello scambio di favori, intrallazzi e scommesse, forse nella mera voglia di far scontare a qualcuno quello che si soffre a casa, nei vicoli dei quartieri malfamati, nelle retrovie di un potere che non arriva a farsi conoscere chiaramente, oppure che non conviene far uscire allo scoperto. O nelle squadre di teppisti organizzati che soffrono le regole e il vivere civile.

Luoghi comuni, anche banali, se non partecipi al gioco, al loro, se non condividi una società nascosta che parallela si muove per distruggere quello che le formichine a fatica costruiscono.

M’interrogo su ogni singola emozione che mi suscita la guerriglia di domenica fuori dallo stadio, le intere trasmissioni dedicate all’argomento e sul bisogno oggi di far notare che nessuna donna era presente o coinvolta nei fatti criminosi, se non come testimone o aiutante in campo.

Allora viene facile dire “ma certa aggressività è maschile”?  Perché?

Da dove nasce?

Cosa possiamo fare anche noi donne per bilanciare uno spettacolo così disumano.

Siamo toccati, vero, e tuttavia anche conniventi, oso dire.

Sopportare biecamente è una partecipazione aggressiva, silenziosa.

Mi permetto allora di proporre con forza: parliamone, educhiamo i figli alla non violenza, al non bullismo, alla non passività, e invece: all’assertività, alla manifestazione onesta delle proprie opinioni, sentimenti, alla PACE e alla tolleranza, secondo un modo di pensare, agire, e partecipare alla vita sociale che faccia da contrappeso, sensibile e sostenibile a questo degrado che ci circonda.

 

 

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Allenamento e Recupero

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Parola di trainer

 

Palestra tutta la settimana? Correre un’ora al giorno? Allenarsi sempre? Sport quando e come? Non perdere occasione per fare flessioni? Parla il personal trainer Luca Pistocchi che afferma: “In realtà il recupero è un aspetto fondamentale nell’allenamento di uno sportivo – non certo di un atleta che fa del suo allenamento una vera e propria professione – ma ci riferiamo ad una persona che desideri mantenere una sorta di sano equilibrio psico-fisico, tutto ciò coerente con età, professione, e stato di salute. Consideriamo che dobbiamo tenere a mente un triangolo equilatero dove alla base c’è il RECUPERO e ai due lati una sana alimentazione (5 pasti al giorno) e l’allenamento.  La fase di recupero risulta essere quindi  fondamentale,  dato che un allenamento eccessivo,  che superi cioè le 3 – 4 volte a settimane, porta ad una regressione del livello della massa magra. Ciò dovuto al fatto che nonostante alcune errate convinzioni, un recupero (riposo, sonno)  non  adeguato, non favorisce alla fine un buon risultato. Il tono muscolare infatti verrà penalizzato, a causa della secrezione di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, che una volta in circolo, impedisce gli adattamenti positivi che l’allenamento deve garantire. Dunque, buon allenamento e soprattutto, un buon recupero a tutti!